MNEMOSYNE. LO SPAZIO E IL TEMPO DELLA MEMORIA
Arturo Carlo Quintavalle

Luca Mantovani è uno dei pochi fotografi che si è confrontato e ha preso le distanze dalla grande tradizione di “Viaggio in Italia”, la mostra proposta a Bari nel 1984, e non a caso il titolo di questa sua ultima ricerca “New Epic” evoca quello della grande rassegna “New Topographics: Photographs of a Man-Altered Landscape”, la mostra del 1975 alla George Eastman House di Rochester (New York). Ma che rapporto ha la ricerca di Mantovani con l’epica, quindi con una tradizione ben precisa di testi letterari? E basta il mito del viaggio, la Eneide, il poema come punto di partenza di una ricerca volta a scoprire i frammenti di una antica Troia, i resti, le memorie del passato magari filtrate dalla civiltà romana che affiorano nel presente, o meglio, che noi siamo in grado di cogliere, di individuare nel presente? In realtà la ricerca sulle immagini del passato e la loro capacità di attraversare le epoche e di proporsi nel presente con nuovi significati muove dalla ricerca di Aby Warburg intitolata Mnemosyne, memoria in greco, una ricerca attorno alla quale si forma in Inghilterra una importante scuola che è stata determinante per la storiografia dell’arte dell’ultimo secolo. Quindi ecco un primo criterio, considerare le fotografie di Mantovani come un consapevole omaggio alla ricerca di Aby Warburg; il metodo che il fotografo assume è molto innovativo, accostare delle immagini per assonanze formali e scoprire così il loro significato, quello del passato e quello del presente che, molte volte, vuol dire rimozione del senso antico e rappresentazione della rovina. E questa idea di rappresentare la rovina ha una lunga storia e ricordo che in una precedente ricerca, curata da me, Mantovani usava i dipinti del Mantegna come analisi di frammenti, luogo delle memorie, in quel caso delle rovine trascritte e reinterpretate con funzione significante. E nel lavoro di Mantovani la rovina è sempre presente, come consumo di una delle due immagini che pone a confronto, come trasformazione di un frammento, di un rifiuto, posto in parallelo a un monumento importante del passato. In questa ricerca Mantovani sfrutta a fondo, e mai come in questo libro, la sua formazione di architetto; per lui le figure di Aldo Rossi, Carlo Scarpa, Giancarlo De Carlo, solo per citarne alcune, sono determinanti e poste a confronto con le rovine del paesaggio nel tempo del consumo; frammenti di questo paesaggio vengono scelti per assonanze con monumenti, anzi dettagli di monumenti, di grandi architetti o importanti artisti come Gianni Colombo, Gianfranco Pardi, Enzo Mari, Armand Pierre Fernandez e Alberto Burri. […]


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